WILD ATLANTIC WAY – IRLANDA – AGOSTO 2023 – 10 GIORNI ON THE ROAD

Wild Atlantic Way in Irlanda, scogliere e avventura

Un viaggio nelle zone più selvagge dell’isola di Smeraldo, in luoghi dove le antiche tradizioni sono ancora fortemente radicata al punto che il Gaelico (la vera lingua irlandese) sta recuperando i suoi spazi. Un road trip in strade larghe poco più di una macchina e delimitate da pecore che brucano indifferenti l’erba più verde che vedrete nella vostra vita. Un’esperienza adatta a tutti, ma soprattutto a chi vuole vivere contatto con la natura e con le forze magiche che abitano l’Eire. Fáilte!

Il viaggio in pillole:

  • Luogo: Wild Atlantic Way in Irlanda
  • Durata: 10 giorni
  • Periodo: agosto 2023
  • Voli: Bergamo – Belfast A/R (Ryanair)
  • Tipologia di viaggio: on the road con alloggi prenotati da casa
  • Mezzo di trasporto: automobile a noleggio (Budget)
  • Distanza percorsa: circa 2.500 km
  • Equipaggio: 2 persone (io ed Elisa)
  • Costo: circa 1.600 € a testa (tutto incluso)
La nostra Kia Picanto che si gode i colori d’Irlanda

Day 1: Orio al Serio, The Dark Hedges, Dunluce Castle e Coleraine – 120 km

Il nostro viaggio ha inizio alle 14:00 dall’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, dove abbiamo scelto di volare sia all’andata che al ritorno su Belfast per evitare sovrapprezzi nel noleggio della macchina, ma soprattutto perché Dublino e i suoi dintorni erano già stati meta di un altro viaggio nel 2017, quindi questa volta abbiamo deciso di concentrare tempi e budget sul nord e sull’ovest dell’isola. Abbiamo lasciato la nostra macchina al parcheggio Jetpark di Cassinone (BG) e l’esperienza è stata buona. 

Liquirizia consiglia: “Attenzione! Jetpark condivide l’area di parcheggio e gli uffici con King Parking, con cui la mia esperienza passata non è stata delle migliori (ne parlerò quando scriverò del viaggio in Marocco a Capodanno del 2020), quindi attenzione a dove prenotate!”.

Appena atterrati abbiamo ritirato la nostra Kia Picanto bianca da Budget, compagnia internazionale rinomata e affidabile con cui ci siamo sempre trovati bene. Questo viaggio non ha fatto eccezione! La scelta di affittare una macchina in Irlanda del Nord ci ha portati ad andare in giro per l’Irlanda con una targa gialla dello UK, ma per fortuna nessuno ci ha bullizzati! 

Partiamo subito verso la costa Nord con la guida al contrario, per fortuna ormai ho anni di esperienza, ma all’inizio è sempre esilarante vedere la tensione nel volto del passeggero che non ha il controllo della situazione, soprattutto quando ci si avvicina troppo alle “pareti” erbose delle strettissime strade irlandesi!

La sera si avvicina, ma c’è ancora tempo per due brevi soste a tema Game of Thrones: prima la scenografica strada The Dark Hedges, aka “King’s Road”, e, pochi chilometri più a nord a picco sul mare, Dunluce Castle, aka “Castle Greyjoy”. Il verde dell’erba e l’azzurro del cielo iniziano già a entrarci nel cuore.

Passiamo la notte nella periferia di Coleraine nell’Airbnb Carnroe Farm di Jennifer (votata 4,97), immersa nei pascoli di pecore: la pace è assoluta, l’alloggio ottimo, siamo abbastanza stanchi per il viaggio e decidiamo di cercare un posto dove mangiare nella periferia della città. L’offerta non è molta e la qualità scarsa, ma per ora va bene così, ci rifaremo nei prossimi giorni.

Day 2: Giant’s Causeway, Malin Head, Grianan Of Aileach, Beltany Stone Circle, Killydonnell Friary, Kilmacrenan – 240 km

Ci svegliamo presto per essere tra i primi a visitare la famigerata Giant’s Causeway ed evitare la folla di turisti che arriva da metà mattina in avanti. Veniamo premiati con la possibilità impagabile di scattare tante foto senza estranei nell’inquadratura e con l’avvistamento di una foca particolarmente mattiniera che nuota tra le colonne di basalto!

Ripartiamo verso Malin Head, estremità della penisola di Inishowen, punto più a Nord d’Irlanda e la prima vera tappa della Wild Atlantic Way, la rete di strade costiere che uniscono, appunto, Malin Head a Muster, sulla costa Sud dell’isola: più di 2.500 km di strade più o meno costiere in cui si susseguono scenari mozzafiato, tra brughiere viola, prati verdi e scogliere grigie. Strade in cui il vento non si placa mai e la pioggia non cade mai in verticale. Ogni tappa di questo percorso è segnalata dal caratteristico “palo” a zig-zag, nei cui pressi si trovano spesso cartelli informativi che spiegano le peculiarità di ciascun punto.

Malin Head è un luogo magico dove si incontrano solo montagnole di sassi e di erba e pochi avventurieri che sfidano le scogliere e il vento incessante che invita a “tuffi” involontari: siamo stati stesi sull’erba a osservare l’orizzonte e a farci cullare dal suono delle onde che si infrangono contro la costa.

Tornando più a sud, alla base di Inishowen, facciamo una breve sosta al Grianan Of Aileach, forte circolare dell’Età del Ferro, immerso in una brughiera dove il viola domina su ogni altro colore. 

Ancora più a sud, al termine di una breve passeggiata tra i pascoli, si trova il Beltany Stone Circle, uno dei cerchi di pietre meglio conservati dell’isola, in cui ci imbattiamo in una pecora disperata perché rimasta isolata dal resto del gregge: Elisa, che imparerete a conoscere come migliore amica di ogni animale, fa di tutto per farla ricongiungere alle sue compagne, con grande successo e soddisfazione!

Ultima breve tappa di giornata, una sosta nel bucolico cimitero del Killydonnell Friary, a pochi metri dalle rive del Lough Swilly, la vasta insenatura che delinea le forme della costa occidentale di Inishowen. Terminata la visita partiamo verso Kilmacrenan, dove si trova la Gromley Residence, il nostro B&B per questa notte, prenotato tramite Booking (votato 9,4) e davvero consigliatissimo!

Day 3: Great Pollet Sea Arch, Fanad Head Lighthouse, Bad Eddie, Sliabh Liag, Castle Classiebawn e Sligo – 340 km

La giornata inizia con una colazione “leggera” proprio come piace a me (grazie Gromley House!), poi Elisa affronta il suo primo “tipicamente irlandese” scavalcamento di staccionata per raggiungere il Great Pollet Sea Arch, maestoso e perfetto, raggiungibile con una stradina immersa come sempre tra i pascoli, ma questa volta di mucche. È a mio avviso una tappa fondamentale per vivere la drammaticità commista alla serenità del tratto di costa nord-occidentale, in assoluto il più selvaggio!

Pochissimi chilometri più a nord arriviamo al faro di Fanad Head, arroccato su aspre scogliere, non essenziale nell’economia di questo viaggio, ma talmente vicino al Pollet Sea Arch da valere la deviazione. 

Davvero unica invece l’esperienza successiva: una pucciata di piedi nell’Atlantico presso il relitto della Bád Eddie, un piccolo peschereccio arenato su una delle spiagge sabbiose della voce del fiume Clady, che con l’alta marea viene coperta da acque incredibilmente non troppo fredde dell’oceano!

L’ultima tappa della giornata non era inizialmente prevista dal mio tour, ma ci è stata fortemente consigliata dalla proprietaria della Gromley House: le rinomate scogliere di Slieve League. Dalle immagini viste in internet prima di partire ero scettico sulla loro “unicità” e devo dire che… non mi sono ricreduto! Se messe a confronto con Malin Head o Moher, seppure quelle di Sliabh Liag siano le scogliere più alte d’Europa (601 metri di discesa, tuttavia tutt’altro che in verticale), risultano decisamente meno impressionanti e sono precedute da una lunga camminata per raggiungere i migliori view point.

A causa di questa deviazione abbiamo rimandato al giorno dopo il cimitero megalitico di Carrowmore e ci siamo diretti verso Sligo per la cena: la cittadina è graziosa e offre molti pub e ristoranti. Se come Elisa da adolescenti siete stati fan dei Westlife, sappiate che questa era proprio la loro città natale! 

Per la notte ci siamo spostati a Lisnarawer, nell’Airbnb di Annette (votato 4,91) immerso, come piace a noi, nella natura e nella tranquillità più assoluta.

Day 4: Carrowmore Megalithic Cemetery, Connemara (Westport, Abbazia di Kylemore, Sky Road) e Lettermore – 280 km

Le previsioni per oggi indicano una alternanza di pioggia, vento, sole, caldo, freddo, vento, pioggia, più pioggia, vento e bufera, in rapido e continuo avvicendamento! Sono le previsioni perfette per visitare la regione in assoluto più selvaggia di tutte l’Irlanda: il Connemara! Un luogo davvero magico composto da mille laghi, mille ponti, mille isole e dove il Gaelico è ancora la prima (e in alcuni casi unica) lingua! Ma andiamo con ordine…

Torniamo un po’ indietro per visitare il Carrowmore Megalithic Cemetery, il secondo più grande luogo di sepoltura megalitico d’Europa, con tombe risalenti all’età della pietra (neolitico, circa 4.000 A.C.). La deviazione ne è valsa la pena, soprattutto per un appassionato di “sassi” come me.

Poi, via verso Westport, la “porta Nord” di ingresso al Connemara, ricca di coloratissimi negozi e ristoranti, da cui prendiamo la N59 in direzione sud, esplorando una terra quasi disabitata e ricca di acqua e di verde ovunque si posi lo sguardo. 

La prima tappa all’interno del Connemara è l’Abbazia di Kylemore, affacciata sul Kylemore Lough, edificata in stile neogotico, ben sottolineato dalla tempesta di pioggia che ci raggiunge. Decidiamo di visitarla solo dall’esterno per scattare qualche drammatica fotografia sia all’Abbazia, sia a noi imbacuccati che nemmeno in Lapponia a dicembre (vai a leggere il diario di viaggio anche di quella esperienza a -36°C).

Proseguendo verso sud si incrocia l’inizio della Sky Road, un percorso ad anello che inizia dal villaggio di Clifden e si estende verso Ovest, considerato tra i più scenografici dell’intera Wild Atlantic Way.

Liquirizia consiglia: “Le strade in Irlanda sono spesso strette e tortuose; quindi, se sei debole di cuore e devi scegliere se guidare in senso orario o antiorario in anelli come la Sky Road, la Penisola di Dingle o il Ring of Kerry, scegli sempre il senso antiorario, così da non ritrovarti a picco sui dirupi!”.

La Sky Road rispetta appieno le aspettative e ci fa sperimentare il vento più forte mai provato (allego video dimostrativo e no, non sto fingendo…).

Proseguiamo verso est fino a Maam Cross, quindi una strada secondaria ci porta in una zona del Connemara formata da una miriade di isole e isolette tutte collegate tra loro da ponti di pietra: i cartelli a questo punto sono tutti in Gaelico e il paesaggio circostante è davvero unico. A posteriori sarebbe stato bello dedicare una mezza giornata aggiuntiva ad esplorare queste isole ricche di scenari mozzafiato che si alternano a tranquilli porticcioli.

Arriviamo quindi a destinazione all’Airbnb di Maureen (purtroppo non più presente sul portale) sull’isola di Lettermore, una struttura nuovissima e davvero curata in ogni dettaglio (la stanza in più era davvero enorme!). Attenzione: per cenare in zona c’è davvero poco, noi ci siamo “rifugiati” in un ristorante cinese (il Royal Garden Chinese di Carraroe a 15 minuti di macchina), in assenza di ristorazione locale aperta.

Day 5: Gorumna, Lettermullan, Inis Oirr e Athenry – 120 km

In attesa del traghetto per Inis Oirr, la più piccola delle Aran Island (in passato avevo già visitato la più nota Inis More), decidiamo di esplorare le isole Gorumna e Lettermullan, parte di quello che scopriamo chiamarsi Gaeltacht, ovvero la porzione di territorio irlandese, vero cuore del Connemara, dove il Gaelico è la unica lingua e l’Inglese non è pervenuto. 

Poi, con partenza da Rossavel alle 10:30, traghetto per Inis Oirr, in una giornata di vento forte e il disagio ha inizio!

Premettiamo che io non soffro per niente il mare, mentre Elisa rischia di star male anche navigando su una pozzanghera; quindi, sono salito sul traghetto spavaldo mentre lei si muniva di farmaci antinausea. Ma la traversata si rivela davvero infernale, passiamo più tempo sotto che sopra le onde e il tempo sembra fermarsi! 

Finalmente scendiamo dalla barca, entrambi nauseati e malmostosi. Decido di premiarmi con un fish and chips, ma la giornata è una di quelle in cui difficilmente qualcosa va dritto: a colpo sicuro, essendo su un’isola di pescatori, mi butto su un chioschetto (Chipper Na Céibhe) del famoso piatto di pesce, convinto che sarebbe stato genuino e buonissimo… E invece, mi trovo davanti il tipico piatto da pub surgelato. Mai una gioia!

Stanchi e ora anche appesantiti dal cibo, iniziamo a esplorare l’isola a piedi accompagnati dai soliti vento e pioggia alternati a vento e sole. Inis Oirr è davvero bella, a perdita d’occhio si estendono muretti di pietra a secco che a volte vanno scavalcati che “Olio Cuore scansati”. Si sale e si scende senza sosta, facciamo davvero tanti chilometri a piedi, conoscendo diversi cavalli ghiotti di felci, fino a raggiungere l’imponente relitto della Plassey, arenato su un pianale di roccia: davvero impressionante!

Poi, mentre torniamo verso il molo per imbarcarci di nuovo, la giornata si conferma per quello che non aveva mai tentato di nascondere: una schifezza! Veniamo investiti da un diluvio in piena regola che mette alla prova i nostri vestiti, che si rivelano solo parzialmente impermeabili. Per fortuna, una volta cessata la pioggia, il vento (che non smette mai di accompagnarci) ci asciuga in pochi minuti.

Liquirizia consiglia: “Il clima irlandese è mutevole, come è noto, ma il vento spesso è una costante, in particolare sulla costa Ovest: dimenticatevi gli ombrelli e dotatevi di vestiti impermeabili da togliere appena arrivati in macchina, molto più utili contro la pioggia orizzontale che dovrete affrontare!”.

Il viaggio di ritorno è identico a quello di andata, arriviamo a Rossavel di nuovo nauseati e malmostosi… Raggiungiamo Athenry e decidiamo che, dopo un brevissimo giro della cittadina (peraltro davvero carina e accogliente, perfetta per pernottare), la cena sarebbe stata sul letto dell’affittacamere, a base di bagel e cheddar! Non ho informazioni da darvi su questo alloggio in cui siamo rimasti due notti perché l’ho prenotato al di fuori delle classiche piattaforme online.

Day 6: Burren, Dolmen di Poulnabrone, Scogliere di Moher, Castello di Dunguaire, Trad on the Prom a Galway e Athenry – 220 km

Giornata dedicata alla zona del Burren e delle scogliere di Moher, partendo di mattina presto e dandoci come prima tappa il Dolmen di Pounaborne, tra i meglio conservati e dalle dimensioni impressionanti! Il mio consiglio, per visitare bene il Burren è di “perdersi” tra le mille strade di questa zona, caratterizzate da un paesaggio quasi lunare, ricco di rocce frastagliate e tagliate dal vento, davvero unico nel suo genere. Come disse quel simpaticone di Oliver Cromwell quando invase l’Irlanda nel 1650, nel Burren “non ci sono abbastanza alberi per impiccare un uomo, non c’è abbastanza acqua per affogarlo, non c’è abbastanza terra per seppellirlo”. 

È qui nel Burren che si possono osservare, al massimo della loro espressione, i recinti di pietra a secco costruiti durante la Great Famine (grande carestia) del 1845-1849, durante la quale i poveri accettavano di spaccarsi la schiena costruendo l’infinita rete di muretti in cambio di un tozzo di pane.

Riusciamo ad arrivare abbastanza presto alle scogliere di Moher, sperando di replicare la fortuna della Giant’s Causeway, ma purtroppo il turismo di massa ha fatto di queste scogliere uno dei luoghi più visitati d’Irlanda, quindi anche di mattina, camminando lungo i sentieri costieri ci si imbatte in tantissimi visitatori e il paesaggio perde un po’ di magia, sebbene rimangano tra le scogliere più impressionanti che abbia mai visto, essendo quasi perfettamente verticali (battute solo dalle scogliere di Inis More presso il forte di Dún Aonghasa, che ho visitato nel lontano 2007).

Tornando verso nord per la nostra seconda notte ad Athenry, ci fermiamo per una breve sosta presso il Castello di Dunguaire, romantiche rovine che, per aspetto e posizione ricordano il più noto Eilean Donan Castle in Scozia.

Dopo un rapido tour del coloratissimo e vivacissimo centro di Galway e dopo una cena in uno dei tipici pub, abbiamo prenotato i biglietti per qualcosa di davvero imperdibile!!! Siamo andati a vedere “Trad on the Prom”, il più importante spettacolo di musica e danza irlandese di sempre, un festival di luci, musica e divertimento, che coinvolge artisti di fama internazionale, tra cui i campioni del mondo di danze irlandesi e gli artisti di Lord of the Dance.

Liquirizia consiglia: “Che siate o no appassionati di musica e danze irlandesi, Trad on the Prom se siete a Galway è IMPERDIBILE!!! È la ciliegina sulla torta su una vacanza alla scoperta di una nazione ricca di un folklore e di una cultura unici. Ci sono spettacoli ogni 2 o 3 giorni e potete prenotarli qui”.

Day 7: Quin Friary, penisola di Dingle e Portmagee – 450 km 

Lasciamo Athenry con destinazione Quin per una breve visita la sua abbazia, tipico esempio di rovine gotiche irlandesi immersa nel verde, poi inizia la lunga traversata verso la Penisola di Dingle.

Questa penisola è caratterizzata dalla presenza di strutture chiamate Beehive o Clochán, edifici altomedioevali costruiti a secco che trovano la loro massima espressione sull’isola di Skellig MIchael, meta del giorno di viaggio successivo.

Per visitare il meglio della Penisola di Dingle consiglio di prendere la Slea Head Drive da An Daingean (il villaggio chiamato appunto Dingle) e compiere l’anello in senso antiorario, fermandosi ovunque ci sia qualcosa di curioso: ogni piccolo ammasso di pietre, antico edificio o viewpoint può regalare grandi emozioni. 

Segnalo solo alcuni dei molti punti dove fermarsi in questo anello:

  • Gallarus Oratory: la struttura a secco meglio conservata in assoluto, un gioiello da non perdere;
  • il Beehive Hut chiamato Tóchar Maothaithe: struttura complessa con diverse camere, gratuito;
  • Dunbeg Fort: forte a picco sul mare ma in rovina e difficilmente visitabile, visita molto breve ma a pagamento (3,50 €);
  • Fairy Fort Ringfort: se amate gli animali da fattoria questo non potete perdervelo! Per soli 2,50 € avrete accesso a un forte circolare (o, leggenda narra, un cerchio delle fate dove i folletti rapiscono i bambini) in cui trovano ora casa decine e decine tra pecore, capre, maiali, asini e alpaca. Il proprietario vi fornirà un bicchiere colmo di cibo da dare agli animali che saranno ben lieti di farsi coccolare e posare con voi per qualche selfie!

Inoltre, segnalo ovunque riferimenti a Star Wars, in quanto il film “Episodio 8: gli ultimi Jedi” è stato girato in diversi luoghi qui nei paraggi; quindi, occhi aperti per cogliere tutte le citazioni in murales, statue e nomi dei luoghi!

La giornata si rivela, tuttavia, alquanto stancante e arriviamo a Portmagee dopo circa 7 ore e mezza di guida che, nonostante le strade fossero bellissime e piene di fiori e colori ogni volta diversi, sono state davvero troppe; quindi, suggerisco di fermarsi a dormire la sera prima più a sud di Athenry, ad esempio in zona di Trá Lí, eventualmente anticipando la visita alla Quin Friary.

Passiamo la notte nell’Airbnb di Paula, Keith e Mike (votato 4,77), a pochi minuti di macchina dal porticciolo di Portmagee dove il giorno successivo ci aspetta un nuovo imbarco.

Day 8: Skellig Islands, Cahir Castle e Cashel – 240 km

Finalmente giunge il giorno più atteso, quello in cui visiteremo il sito patrimonio UNESCO di Skellig Michael, ovvero il monastero dedicato a San Michele completamente costruito a secco su quella che più che un’isola sarebbe corretto definire uno scoglio. Qui sono state girate le scene di Star Wars episodi 7 e 8 in cui Luke Skywalker addestra Rey alla disciplina Jedi!

Il monastero fa inoltre parte dei 7 siti dedicati a San Michele che vanno a comporre, appunto, la “linea di San Michele”, di cui sicuramente parlerò in un futuro articolo dedicato.

La gita costa 250 € e comprende il trasferimento da Portmagee a Great Skellig (l’isola con il monastero) tramite una piccola barca, la visita guidata del sito e il tour in barca intorno e dentro a Little Skellig, isola minore di cui vi parlerò tra poco. Il costo non è trascurabile, ma vi assicuro che vale ogni singolo euro speso!

Inaspettatamente la traversata, iniziata alle ore 7:45, fila liscia, il vento e il mare ci graziano e approdiamo sull’isola maggiore pieni di energie ed entusiasmo! La guida inizia a farci salire verso il monastero, compiendo alcune brevi soste per spiegarci alcune regole, come ad esempio quella di non mangiare in zone troppo aperte perché potremmo essere “attaccati” da gabbiani affamati!

La salita è abbastanza faticosa e non tutti i nostri compagni di gruppo riescono ad arrivare in cima, ma ogni svolta porta un nuovo e meraviglioso spettacolo, tra rocce dalla forma antropomorfa, animale o semplicemente incredibilmente stabili nonostante siano tenute in piendi da pochi centimetri di pietra!

Una volta giunti al monastero abbiamo la meraviglia negli occhi, indescrivibile a parole, quindi vi lascio un po’ di foto per farvi un’idea. La guida ci spiega la storia e la vita dei coraggiosi monaci che vivevano qui, tra una scorreria vichinga e l’altra.

Sfortunatamente dobbiamo tornare sulla terraferma, ma le sorprese non sono finite perché anche Little Skellig nasconde qualcosa di incredibile: una colonia di Sterne che nemmeno Alfred Hitchcock avrebbe saputo immaginare così popolata! Ci passiamo in mezzo, per una esperienza unica, che si completa con avvistamenti di foche sdraiate a pochi metri da noi a godersi la giornata di sole e di delfini che per quasi tutto il viaggio di ritorno decidono di farci compagnia, nuotando di fianco alla nostra barca.

Tornati a Portmagee lasciamo definitivamente la Wild Atlentic Way per dirigerci a Cahir, dove decidiamo di cenare all’ombra dell’imponente castello, prima di raggiungere l’Oak Cottage (votato 9,2), prenotato su Booking a Cashel.

Day 9: Rock of Cashel e Belfast – 350 km

Nonostante ci fossi già stato nel 2009, la Rock of Cashel è un luogo imprescindibile da visitare in Irlanda, essendo diventata uno dei suoi simboli più conosciuti: si tratta di una rocca che comprende una tipica torre rotonda e una abbazia costruite sulla cima di una collina, che rendono il sito uno tra i più fotogenici di Irlanda!

Ci spostiamo verso la nostra ultima tappa, la capitale dell’Irlanda del Nord, Belfast, una città ricca di storia e cultura, afflitta da una guerra civile fino a pochi anni fa e di cui ancora oggi si percepiscono chiaramente le divisioni e i drammi che hanno contrassegnato tre decenni sanguinosi.

Consiglio, come abbiamo fatto noi, di visitare con calma l’area teatro degli scontri tra cattolici e protestanti, nella zona ovest della città, tra le direttive principali chiamate Falls Street, Cupar Way e Shankill Road, ricche di murales e di memoriali dove cartelli informativi raccontano la storia del conflitto e del suo principale martire, Bobby Sands. 

Il centro storico della città invece è moderno, rinnovato ed europeo, ricchissimo di locali dove poter assaggiare le specialità nordirlandesi, in pub moderni o storici come, ad esempio, il Duke of York. Noi, contrariamente alla nostra abitudine di assaggiare il cibo locale, decidiamo di cenare nel ristorante più trash che troviamo (e vi garantisco che Belfast regala chicche di trash per tutti i gusti!) ed entriamo da PizzaPunks, dove sulla Pizza potete metterci davvero quello che volete: io, ad esempio, ho mangiato una pizza cheesburger!

Passiamo l’ultima notte nell’Airbnb di Janaina Maria (votato 3,97), sito nella zona ovest di cui vi ho parlato, spartano ma molto comodo per parcheggiare la macchina.

Day 10: Titanic Belfast Exhibition, S.S. Nomadic e Orio al Serio– 40 km

Passiamo l’ultima mattina al Titanic Belfast Exhibition, la più importante mostra al mondo relativa al famoso transatlantico e alla sua tragica fine, sita proprio nei docks che hanno visto il Titanic nascere. La mostra è davvero ben concepita, completa e immersiva. Nella sezione relativa alle vittime e alle loro storie la commozione è dietro ogni angolo, testimoniando quanto l’esposizione sia ben studiata e aiuti il visitatore ad immergersi (nel vero senso della parola) nella tragedia del 1912.

Visitiamo infine la S.S. Nomadic (inclusa nel biglietto), nave originale costruita per portare i passeggeri del Titanic a bordo del transatlantico prima della partenza, degna conclusione di un museo davvero valido!

Riconsegniamo la macchina alle ore 12:00 e Ryanair ci riporta a Bergamo senza alcun intoppo.

Wrap up e Tops&Flops:

Sono tornato a visitare l’Irlanda con un gran tour on the Road dopo 14 anni, questa volta nello specifico la Wild Atlantic Way. Ho trovato l’isola molto cambiata, più moderna e forse meno magica, o forse sono solo più vecchio io…

Rimane comunque un’isola estremamente affascinante, dove il verde domina ma i colori dei fiori sono mille e tutti diversi! Dopo quasi 2500 km in 10 giorni, ci portiamo dietro sicuramente tanti bei ricordi, ospitalità, Fáilte e “no problem”!

Top 5:

  1. Skellig Island e la gita che ci ha portati lì attraverso scogli, sterne, foche e delfini;
  2. Malin Head, le scogliere più selvagge e impressionanti che abbia mai visto in Irlanda;
  3. Trad on the Prom, magia pura, ipnotico;
  4. The Great Pollet Sea Arch, dove la natura mostra il suo lato artistico;
  5. Il relitto della Bád Eddie e la pucciata di piedi oceanica.

Flop 3:

  1. Dunbeg Fort, soldi spesi male, quando nella penisola di Dingle è pieno di forti e Beehive meglio conservati e gratuiti;
  2. Slieve League, tanto incensate e sponsorizzate, ma ci sono scogliere decisamente più impressionanti e facili da raggiungere;
  3. Cliffs of Moher, 24€ sono decisamente troppi per qualcosa di naturale che dovrebbe essere gratis. E poi troppi turisti che fanno perdere di drammaticità allo scenario.

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