Un viaggio nella terra che più di tutte simboleggia la ricchezza della Via della Seta, con le sue antiche e incantevoli città fortificate, dove ancora oggi si respira un atmosfera da “Mille e una notte”, soprattutto dopo il tramonto quando sui muri beige e le maioliche azzurre si spegne la luce del sole e si accendono le magiche luci colorante che creano una atmosfera da favola. Una nazione di contraddizioni e di stridori tra la religione principalmente musulmana, la dominazione sovietica fino al 1991 e la cultura fortemente influenzata da elementi orientali, arabi e turchi, al punto che puoi ringraziare la maggior parte degli uzbeki con “spasiba”, “shukran” o “rahmat”, senza che nessuno si sorprenda!
Il viaggio in pillole:
- Luogo: Uzbekistan
- Durata: 11 giorni
- Periodo: aprile/maggio 2025
- Voli internazionali: Milano Malpensa – Istanbul – Tashkent A/R (Turkish Airlines)
- Tipologia di viaggio: itinerante, con alloggi prenotati da casa
- Mezzo di trasporto: treno, taxi, driver privati, volo interno Urgench – Tashkent (Uzbekistan Airways)
- Equipaggio: 2 persone (io ed Elisa)
- Costo: circa 1.500 € a testa (tutto incluso)
Day 1: MALPENSA, ISTANBUL, TASHKENT
Come sempre, lasciamo la macchina a Malpensa nel nostro parcheggio di fiducia, ovvero Ecoparking di Cardano al Campo.

Liquirizia consiglia: “Dopo tanti anni di parcheggi a Ecoparking, io e Alberto ci sentiamo di suggerirlo senza riserve, precisi, puntuali, cordiali e veloci. Se volete parcheggiare lì trovate il link al loro sito poco sopra e potete usare il codice ECO20 per avere uno sconto del 20%!”.
I voli per l’Uzbekistan non sono molti e sono abbastanza costosi. Noi abbiamo speso circa 700€ a testa per volare A/R con Turkish Airlines con scalo a Istanbul e mi sento di consigliare la compagnia, molto puntuale e dotata di aerei moderni, su cui sono disponibili molti intrattenimenti e ottimi (e frequentissimi) pasti!

Liquirizia consiglia: “Se scegliete di volare con Turkish Airlines vi suggerisco di valutare appositamente di fare uno scalo lungo a Istanbul all’andata o al ritorno (o entrambi) per usufruire di Touristanbul: si tratta di un servizio COMPLETAMENTE GRATUITO che offre visite guidate alla città, crociere sul Bosforo e cene, comprensivo di transfer andata e ritorno dall’aeroporto!”.
All’atterraggio ci rechiamo alla reception di Touristanbul dove veniamo accolti amichevolmente dal personale della compagnia aerea che, senza alcuna difficoltà, ci conferma l’iscrizione al tour guidato della città vecchia, comprensivo di cena. Dopo poco più di mezz’ora siamo già sul bus e una guida locale inizia a illustrarci la capitale turca.
Il tour dura circa 6 ore in tutto e abbiamo visitato il Grand Bazaar, la Moschea Blu e Santa Sofia, oltre alle principali piazze e monumenti. Non mi dilungo sul tour, ma è stato davvero soddisfacente e coronato da un tramonto bellissimo fotografato da uno dei ponti sullo stretto.
Il bus ci ha ricondotti all’aeroporto di Istanbul, il secondo più grande del mondo dopo quello di Pechino, impressionante! Attenzione però, non fate il mio stesso errore: nei corridoi dei bagni sono posizionate anche le sale di preghiera divise per genere e i cui simboli sono molto simili a quelli dei bagni… Si, sono entrato e sono stato sgridato!
Alle 01:15 della notte siamo ripartiti per Tashkent, sfruttando il volo per dormire.
Day 2: TASHKENT
Atterriamo nella capitale uzbeka alle 07:55 in perfetto orario (ancora una volta ottima la Turkish) e subito chiamiamo un taxi per andare all’Elite Hotel: consiglio fortemente questo hotel per costo, pulizia, posizione, ma soprattutto perché ci hanno consegnato subito la stanza per permetterci di dormire un po’ dopo il volo notturno!

Liquirizia consiglia: “In Uzbekistan il taxi è il mezzo in assoluto più comodo per spostarsi all’interno di una città e, perché no, anche tra una città e l’altra. I prezzi sono modici ed esista l’App YandexGo, che ritengo sia assolutamente fondamentale: in questo modo, con circa 1 € a corsa riuscirete a spostarvi da un capo all’altro di ogni città, evitando di dover contrattare con tassisti più o meno abusivi che non parlano una parola di inglese!”.
Dopo il pisolino mattutino chiamiamo un altro Yandex e ci facciamo portare al Bazaar Chorsu, un gigantesco tendone che custodisce un altrettanto enorme mercato alimentare: i prodotti sono maniacalmente suddivisi per zone e ordinati nelle bancarelle al limite del disturbo ossessivo compulsivo! Per fare un esempio, nella zona delle uova, sono presenti SOLO uova e sono tutte impilate in piramidi perfette che vengono reintegrate ad ogni acquisto!
Come se non bastassero le dimensioni mastodontiche, l’intero bazaar è circondato da altre bancarelle che vendono altro cibo, vestiti, oggettistica varia, in un caos ordinato difficile da descrivere. Assaggiamo qui al mercato il nostro primo nan, il tipico pane uzbeko decorato e cotto sulle pareti e sul soffitto interno al forno.
E’ l’ora di pranzo e il caldo è inclemente (entro la fine della vacanza scopriremo che le temperatura trovate sono decisamente anomale per il periodo). Indefessi e coraggiosi ci rechiamo a piedi all’area sacra a nord della città, ma purtroppo rimaniamo intrappolati in un unico enorme cantiere, senza nemmeno riuscire ad avvicinarci ai monumenti presenti. A posteriori non avrei più inserito tale tappa, gli edifici non sono imperdibili e i cantieri (a libero accesso, schivando una ruspa qui, uno schiacciasassi lì) hanno reso tutto molto complicato.
Fuggiamo dal caldo tornando in stanza (ovviamente chiamando un Yandex) e usciamo nuovamente non appena il sole accenna a tramontare: ci dirigiamo nella zona moderna della città, completamente dissonante con quanto visto finora. Ricca, coloratissima, viva e assurda! Grattacieli illuminati, centri commerciali sulle rive di un canale, ma soprattutto i mille colori del City Park e della Magic City, la Disneyland (gratuita) uzbeka! Questo aspetto di Tashkent mi ha stupito positivamente, ne avrò poi conferma anche l’ultimo giorno!
Abbiamo cenato in un ristorante nella zona del City Park (temo che dopo soli 3 mesi non esista più), un po’ più costoso e turistico di tutti i successivi, ma qualitativamente validissimo e con intrattenimento musicale molto divertente: mi hanno coinvolto in un gioco in cui dovevo recuperare un cappellino afferrandolo con i denti, mi hanno fatto ballare e mi hanno chiamato Alberto Celentano. Non ho praticamente capito una parola ma mi sono divertito e ho vinto il copricapo tipico uzbeko! Tra le foto trovate la buffa traduzione dello scontrino fatta dal Google Translate!

Liquirizia consiglia: “A parte il buffo scontrino, Google Translate è d’obbligo in Uzbekistan, non molte persone parlano Inglese (o altre lingue note), ma tutti saranno disposti a comunicare con voi leggendo le traduzioni sul telefono o facendo leggere direttamente alle App ciò che loro hanno dettato in Uzbeko”.

Liquirizia consiglia: “Avere a disposizione una connessione internet in Uzbekistan è una condizione necessaria a vivere una vacanza serena (per chiamare uno Yandex, per tradurre una conversazione, per capire dove siete finiti…), quindi è di primaria importanza acquistare una SIM locale o una eSim direttamente dall’Italia. Alberto ha acquistato quella di Holafly da 10 giorni a 34€ e ha funzionato sempre bene, almeno nelle zone più civilizzate”.
Day 3: SAMARcANDA
La giornata inizia presto con il “treno proiettile ” Afrosiyob in direzione Samarcanda: in sole 2 ore e al modico prezzo di 20€ a testa (270.000 SOM uzbeki) siamo a destinazione su un treno comodo e pulito. Ci viene servita la colazione e l’aria condizionata è forse addirittura troppo forte, ma comunque meglio che il caldo asfissiante. Certo, non è propriamente un “proiettile” come i nostri, però è un ottimo mezzo di trasporto!

Liquirizia consiglia: “In Uzbekistan vige il SOM, il cui cambio attuale è di circa 1 € a 15.000 SOM. Le carte di credito sono accettate nei principali musei e in alcuni ristoranti. Nessuno dei nostri hotel le ha accettate, quindi munitevi di contanti, che si trasformeranno in mazzette molto ingombranti! Per fortuna, a differenza di quanto letto in internet o sulla Lonely Planet, prelevate all’ATM è facilissimo e gli sportelli automatici sono molto numerosi, quindi non vi preoccupate di prelevare tutto subito in aeroporto. Per la nostra intera vacanza abbiamo prelevato un totale di circa 9 milioni di SOM, 7 diversi punti”.
Questa notte alloggeremo presso Aisha Registan: il proprietario ci è venuto a prendere in stazione e, poiché la nostra stanza non era ancora pronta, ci ha lasciati in un altro appartamento mettendolo completamente a nostra disposizione per lavarci, usare il bagno o dormire un po’, davvero gentile! Inoltre le valige le ha spostate in autonomia lui alle 14 quando abbiamo preso possesso dell’appartamento ufficiale. Abbiamo avuto qualche problema con l’alloggio ufficiale in quanto per mezza giornata non abbiamo avuto a disposizione l’acqua corrente, tuttavia il proprietario si è subito attivato per risolvere. La posizione è ottima, immediatamente di fronte al Registan e la mattina viene consegnata una colazione cucinata direttamente in camera.
Prima di prendere possesso dell’appartamento, abbiamo iniziato la visita della città, dal Mausole di Amir Timur (Tamerlano, l’eroe nazionale), prima vera struttura in quello che riconosceremo poi essere lo stile architettonico tipico uzbeko, e primo luogo in cui ci rendiamo conto che non esiste limite a dove la popolazione locale può posizionare un negozio, comprese le catacombe del mausoleo, piene di souvenir e di cimeli del comunismo!
Dopo un pranzo a base di Shashlik da Shokhrukh Nur, ci dirigiamo nel finalmente al Registan, monumento più visitato di tutta l’Asia centrale (giustamente), con le sue tre imponenti Madrase (scuole coraniche): la grandiosità delle strutture centra perfettamente le mie aspettative, le maioliche sono meravigliose, l’atmosfera è magica!
Infine, prima di riposare un po’ in stanza prima di cena, giro tra le viuzze del quartiere ebraico, per conoscere un po’ il vero Uzbekistan fuori dalle grandiose strade alberate rinnovate ad hoc per i turisti, con parcheggi artistici a cavallo di canali di scolo e muri incredibili, che sembrano reggersi in piedi solo per miracolo!
La sera, spettacolo di luci, colori e suoni al Registan, dando vita alla magia che avevo sempre sognato pensando a questa terra, quindi cena da Sayqali Samarkand Chayhana, dove assaggiamo il nostro primo e migliore Plov (riso pilaf) e i primi Lagman (noodles).

Liquirizia consiglia: “Alberto ed Elisa in Uzbekistan hanno mangiato davvero davvero bene! La cucina è varia e offre possibilità per tutti i palati. Un po’ diversa è la situazione per i vegetariani, che spesso dovranno accontentarsi si poche, seppur meritevoli, scelte, come ad esempio le versioni senza carne di Plov e Lagman. Diverso il discorso a Khiva, dove un vegetariano può sentirsi a casa!”.
Day 4: SAMARCANDA E Shahrisabz
Quest’oggi visiteremo la zona nord della città cantata da Roberto Vecchioni. Iniziamo dalla moschea di Bibi-Khanym, in assoluto l’edificio più mastodontico dell’intera vacanza (guardatela in confronto ad Elisa nella prima foto).

Liquirizia consiglia: “L’Uzbekistan è un paese musulmano moderato. Questo significa che non avrete problemi a girare vestiti in canottiera e pantaloncini nemmeno se siete donne. Tuttavia, quando entrerete in una moschea o in una madrasa, assicuratevi di coprire spalle e testa o, se siete uomini in pantaloncini corti, di indossare una delle gonne che vengono fornite all’ingresso”.
Tappa successiva è stato il Bazaar Siyob, più piccolo del Bazaar Chorsu di Tashkent, ma ancora più incredibile: intera bancarelle di cappelli, di spezie, di verdure maniacalmente impilate, di ceramiche coloratissime, di statuette, di ogni cosa possiate immaginare! Per me tappa imperdibile a Samarcanda, nonostante non sia tra i posto più turistici.
Al contrario, la nostra meta successiva, Shah-i-Zinda, è forse il luogo più caotico e turistico dell’intero Uzbekistan: è un viale costellato di mausolei meravigliosi, che vi farà entrare istantaneamente in una favola ambientata nel medio oriente di “spezie e bazaar” della Mille e una notte. Qui siamo stati entrambi star per un giorno dei giovani e delle giovani uzbeke (imbarazzantissimo), che ci hanno chiesto di scattare dei selfie con loro, ovviamente le ragazzine rigorosamente con Elisa e i ragazzini esclusivamente con me!
E mentre il sole cuoce le nostre teste, chiamiamo un Yandex per portarci a Shahrisabz (2 ore, 15€ in due). Purtroppo, appena scesi dalla macchina, scopriamo che la APP qui non funziona, quindi dovremo trovare un modo alternativo di tornare a Samarcanda.
Abbastanza innervositi dal caldo atroce, dall’incertezza per il ritorno e del fatto che la città sembra deserta, mangiamo un gelato e iniziamo ad esplorarla: si tratta della città natale di Tamerlano, patrimonio UNESCO, di cui però purtroppo è rimasto solo un gicantesco (e tutto al sole) giardino pubblico, con alle estremità alcuni monumenti, primo tra tutti Ak-Saray, il palazzo del condottiero, non particolarmente interessanti e mal conservati.
Sfiniti e accaldati, iniziamo a chiedere in giro per trovare qualcuno che ci riporti a casa, fino a scorgere una insegna “Royal Taxis”: all’interno due ragazzi di non più di 20 anni ci accolgono in uzbeko, quindi, Google Translate alla mano, riusciamo a concordare che per 200.000 SOM (circa 15 €) avrebbero chiamato un taxi per Samarcanda, ma avremmo dovuto fare un cambio a metà strada.
Un po’ scettici accettiamo, quando arriva il nostro driver nasce una discussione e ci viene proposto un nuovo prezzo di 300.000 SOM: accettiamo nuovamente. Il viaggio è terrificante, il guidatore passa due ore a fare lo slalom tra le macchine sul passo montano, effettuando sorpassi senza vedere nulla dall’altro lato! Quando arriviamo a Samarcanda ringraziamo la buona sorte che siamo ancora vivi. Ultima sorpresa, il conducente ci chiede di aumentare la tariffa a 350.000 SOM, dicendo che così “il maiale sarebbe stato più grasso e buono”: ci strappa una risata e accettiamo per la terza volta!
Infine, cena da EMIRHAN, ristorante di “lusso” in cui abbiamo speso ben 20€ in due, tra i pasti più costosi dell’intera vacanza!
Day 5: ESCURSIONE NELLO YURT CAMP
Abbiamo acquistato questa attività su GetYourGuide e potete trovarla QUI. Oltre ad essere una gita interessante, è un ottimo modo per effettuare lo spostamento da Samarcanda a Bukhara, aggiungendo così tutte le diverse esperienze proposte.
Per due giorni Khasan è stato il nostro driver privato, sempre disponibile, capace di parlare un ottimo inglese (non lo sapevamo, ma sarebbe stato il primo e unico) e ottimo guidatore (anche in questo caso, primo e ultimo…).
Il viaggio verso lo Yurt Camp Spunlik Navoi è lungo e il paesaggio abbastanza monotono. Lungo la strada ci fermiamo a Nurata, cittadina del deserto sorta intorno alla fonte sacra di Chashma, dove nuotano le altrettanto sacre trote, e luogo in cui Alessandro Mango ha costruito la sua fortezza più orientale. Consumiamo un ottimo e abbondante pranzo presso una famiglia locale che collabora con i tour, scambiando due chiacchiere con Khasan e iniziando a imparare qualcosa sulla loro cultura.
Il viaggio prosegue all’insegna delle immancabili canzoni italiane anni ’80, prima tra tutte “L’Italiano” di Toto Cotugno. Arriviamo al campo verso le 15, ci viene servito te e dolcetti tipici, quindi abbiamo la giornata libera con possibilità di tour in cammello incluso nel prezzo. Ci viene mostrata la nostra Yurta privata, davvero grande e bella!
Fa molto caldo e le attività disponibili languono: c’è un arco per tirare qualche freccia, ma sono tutte mezze rotte e ci stufiamo dopo poco; il tour in cammello dura pochi minuti (non più di 5 o 6); decidiamo di esplorare le dune intorno alle tende, ma il caldo ci fa desistere dopo non molto tempo, quindi ci ritiriamo nella sala provvista di aria condizionata.
Purtroppo il Wi-Fi non funziona, quindi passiamo il resto del pomeriggio tra un sonnellino e una lettura. All’ora di cena, raggiunti da altri 9 turisti (il campo può ospitare circa 100 persone, ma era particolarmente vuoto), scopriamo che la dieta vegetariana di Elisa non è stata recepita dal tour operator, quindi cerchiamo di farci capire (stavolta senza Google Translate visto che siamo senza connessione e senza Khasan che si era allontanato momentaneamente), appoggiandoci alle altre guide turistiche.
Dopo cena veniamo intrattenuti intorno ad un falò da un suonatore Kazako, che ci delizia con la musica tradizionale. Il resto della sera lo passiamo a chiacchierare con una coppia italo-francese e ad osservare gli enormi scarabei e scarafaggi che sono venuti allo scoperto con le tenebre!
Day 6: ESCURSIONE NELLO YURT CAMP e bukhara
Ci svegliamo abbastanza riposati nella nostra Yurta, nonostante di notte il tipico clima del deserto abbia portato un po’ di freddo. La giornata di oggi prevede che Khasan ci porti a Bukhara attraverso alcune tappe nel deserto.
La prima, a pochi minuti di distanza dalla partenza, al termine di una strada costellata da tartarughe che attraversano la strada con la loro proverbiale lentezza, giungiamo al lago Aydar, dove ci vengono lasciate alcune ore libere. Sinceramente ho trovato questa tappa superflua (il lago, per i nostri standard era terribile) e decisamente troppo lunga, anche viste le tempistiche obbligate dal fatto che il pranzo lo avremmo consumato proprio lì.
Ripartiamo dopo pranzo e il termometro segna 43°C, il nostro driver è sorpreso quanto noi. Lungo la strada ci fermiamo alcuni minuti presso un antico caravanserraglio costruito presso una oasi: qui avvistiamo alcuni cani della prateria che ci osservano curiosi e spaventati.
Il tour prevederebbe una ulteriore tappa in una fabbrica di ceramiche, ma il caldo ci ha sfiancati e chiediamo a Khasan di portarci direttamente a Bukhara, lui, un po’ dispiaciuto accetta e ci porta direttamente nel nostro successivo hotel, Old Citadel, a due passi dal centro della città!

Liquirizia consiglia: “In Uzbekistan è opportuno lasciare una mancia, in particolare agli autisti (non quelli di Yandex), al ristorante e a chi fornisce attività (ad esempio il cammelliere). Non è semplice avere chiaro quanto sia da lasciare, noi ci siamo regolati arrotondando per eccesso al ristorante e lasciando 100.000 SOM al giorno per i driver”.
Il tour prevederebbe una ulteriore tappa in una fabbrica di ceramiche, ma il caldo ci ha sfiancati e chiediamo a Khasan di portarci direttamente a Bukhara, lui, un po’ dispiaciuto accetta e ci porta direttamente nel nostro successivo hotel, Old Citadel, a due passi dal centro della città!
Dopo un breve riposo in camera che ci permette di superare le ore più calde, decidiamo di uscire per visitare la zona occidentale della città, al di fuori delle mura: qui incontriamo quello che, alla fine della vacanza, decreteremo come l’edificio storico più incredibile e bello, il mausoleo di Ismail Samani (penultima foto), piccolo e perfetto, come un gioiello raro!
Ceniamo in un bar nel parco chiamato Chess Zone, circondati da enormi pezzi degli scacchi tradizionali, qui diffusissimi, poi è giunto finalmente il momento del riposo!
Day 7: BUKHARA
La città patrimonio UNESCO, per quanto turistica, regala una atmosfera di autenticità molto diversa da Samarcanda, come se fosse rimasta congelata nei secoli. Ovunque ci si gira sono presenti minareti, madrase, moschee, bazaar coloratissimi e cimeli sovietici in vendita.
Abbiamo visitato le mura mastodontiche, l’Ark (la fortezza) e ci siamo lasciati incantare dei numerosissimi trading domes (aree coperte da numerose cupolette sotto cui sono posizionati piccoli bazaar divisi per tipologia di merci) ed edifici sacri. E’ la città perfetta per un po’ di shopping.

Liquirizia consiglia: “I costi della vita e del turismo in Uzbekistan sono davvero bassissimi (una corsa in taxi da 20 minuti 1€, un pasto abbondante 3/5€, visite ai siti turistici 2/5€), tuttavia quando si tratta di souvenir la musica cambia radicalmente! Tutto costa molto di più, quasi ai livelli europei. La contrattazione fa parte della loro cultura, ma non aspettatevi che facciano come in Marocco e vi vengano davvero incontro sul prezzo, al limite otterrete uno sconto”.
La città è incantevole, il caldo asfissiante. A pranzo ci sfamiamo con un gelato, quindi decidiamo che la “siesta” è d’obbligo, così da riprendere l’esplorazione in orari meno mortali.
Nel tardo pomeriggio concludiamo il giro della città, con ultima meta Chor Minor, una madrasa dotata di quattro buffi minareti arrotondati e ricoperti di maioliche azzurre, assolutamente da non perdere, come il negozio di cimeli sovietici appena di fronte!
Avremmo voluto cenare nel rinomato Old Bukhara, noto per il buon cibo e la musica dal vivo, ma purtroppo non aveva posto e ci siamo rifugiati al “fresco” del ristorante a bordo della grande vasca presente nella piazza principale, chiamato Labi Hovuz, molto turistico, dove Elisa ha dovuto affrontare la realtà che l’Uzbekistan non è un paese per vegetariani e si è “sacrificata” mangiando una pizza (non era così male)!
Day 8: TRANSFER DA BUKHARA A KHIVA ATTRAVERSO LE FORTEZZE DEL DESERTO
Come suggerito da una guida online, per il transfer da Bukhara a Khiva ci siamo affidati a GetYourGuide che offriva il viaggio con driver privato e la visita di alcune fortezze del deserto, che potete trovare QUI.
L’alternativa sarebbe stata il treno notturno con cuccette, ma le recensioni ne parlavano abbastanza male e abbiamo deciso di “fare i signori”. Non è stata purtroppo una scelta particolarmente azzeccata, ma andiamo con ordine…
La prima difficoltà è stata prendere contatto con il driver e il tour operator (Asli Travel) che avrebbero eseguito il servizio: fino alle 23 della sera prima non avevamo ancora conferma, quindi avevamo già iniziato a chiedere alla proprietaria del nostro hotel se avrebbe, nel caso non si fosse presentato il driver, potuto chiamare per noi qualcuno che ci portasse alla tappa successiva (6 ore di viaggio). Nessun problema per la nostra padrona di casa, molto gentile e disponibile, anzi, ci sgrida perché abbiamo speso troppo a prenotare dall’Italia!

Liquirizia consiglia: “So che potrebbe fare paura, ma mi sento di consigliare di non prenotare questo tipo di attività in anticipo dall’Italia o quantomeno di non farlo tramite piattaforme internazionali. Gli Uzbeki sono molto ospitali e trovano una soluzione a tutto e la maggior parte degli alloggi offrono gli stessi servizi con maggiore cura e a prezzi incredibilmente più bassi!”.
Fortunatamente il driver già pagato si presenta, ma sfortunatamente non parla una parola di inglese nonostante avessimo prenotato l’attività in quella lingua (GetYourGuide per questo motivo ci ha poi rimborsato metà del prezzo). Dopo qualche difficoltà nel capirci ma soprattutto nel capire se fosse realmente lui il nostro autista, partiamo per una interminabile traversata nel deserto uzbeko, che ci avrebbe portati alla meta finale solo dopo 9 ore di musica italiana anni ’80, che il driver era fiero di sfoggiare ai suoi ospiti del bel paese!
A circa metà strada ci fermiamo per un pranzo da “camionisti in trattoria uzbeka”, dove Elisa è l’unica donna presente e gli uomini pranzano seduti su una specie di gigantesco divano con al centro un basso tavolino. Le tre fortezze visitate (Ayaz Kala, Toprak Kala e Kizil Kala) purtroppo si trovano solo alla fine del viaggio, nelle vicinanze dell’arrivo, quindi non servono a spezzare le lunghe ore in macchina.
Le tre visite sono effettivamente interessanti, ma ancora una volta le lunghe ore di guida sono molto stancanti e non permettono di godersi appieno i luoghi. Da notare l’incontro con un lucertolone vanitoso che è rimasto in posa per un servizio fotografico!
Infine, arriviamo a Khiva in serata e la prima impressione è quella di essere finalmente arrivati nell’Uzbekistan che ho sempre sognato! Sembra tutto perfetto, soggiorniamo al Tosh Darvoza, un hotel gestito da un simpaticissimo proprietario con il suo gatto, una camera magnifica (con upgrade gratuito) e abbiamo cenato in un clima finalmente amichevole (finché non è arrivata la pioggia), con vista su un minareto meraviglioso. E in più la città è piena di gatti, finora quasi non pervenuti! Good vibes!
Day 9: GITA A MOYNAQ E AL MARE DI ARAL
Anticipo subito che la giornata è stata un po’ buttata via, con 11 ore di guida di un driver che faceva slalom a 100 km/h tra le buche delle strade accidentate, per un’ora di pranzo e un’ora di visite…
Partiamo all’alba con l’ennesimo driver che non parla inglese (anche in questo caso GetYourGuide ci ha rimborsato metà dell’importo), con tutti i problemi relativi: 11 ore senza riuscire a comunicare normalmente è stato davvero un disagio incredibile e poi basta Toto Cotugno e Al Bano!!!
La prima tappa è Torre del Silenzio Zoroastriana, fortezza in cui ci viene concesso un quarto d’ora di tempo, appena sufficiente ad andare in bagno e a salire la scalinata che porta all’edificio.
Ripartiamo subito per Moynaq, città simbolo del disastro del Mare di Aral, dove è presente un museo (assolutamente sconsigliato, costoso e privo di ogni interesse) e il cimitero delle navi, ovvero 9 navi allineate nella sabbia del deserto che un tempo era il grande lago. Tempo di visita totale non più di mezz’ora.
Pranziamo in un ristorante con il nostro driver, cercando di comunicare con il solito Google Translate, scoprendo dettagli sulla sua vita sentimentale poligama, che effettivamente sono stati abbastanza divertenti. Cibo vegetariano non pervenuto.
Ultima tappa, la gigantesca necropoli di Mizdakhan, effettivamente impressionante (e piena di tombe scoperchiate con sopra delle scalette per facilitare l’uscita degli zombie, o almeno così abbiamo stabilito).
Ripartenza immediata e, come detto, dopo 11 ore di noia e buche, torniamo a Khiva. Gita sconsigliata, ma se volete informarvi, trovate tutto QUI.
Day 10: KHIVA E VOLO INTERNO PER TASHKENT
Finalmente è giunto il momento tanto atteso e visiteremo Khiva: la piccola città murata è il gioiello dell’Uzbekistan, dove si respira l’atmosfera da Mille e una Notte più che in ogni altro luogo. Si sente finalmente la nota ospitalità uzbeka e l’attenzione ai turisti.
Ogni angolo della città merita una foto, ogni edificio ha una storia, ogni bazaar offre qualcosa di incredibile! Non posso consigliare altro se non di prendervi una intera giornata e di perdervi tra le stradine e i monumenti, ma anche di concedervi il tempo di sedervi su una panchina e di osservare l’operoso popolo uzbeko, nelle sue mille sfumature etniche, così incredibilmente eterogenee!
Mi risuona in mente una musica… “Le notti d’oriente, tra le spezie e i Bazaar, son calde lo sai, più calde che mai, ti potranno incantar!”
Per pranzo vi suggerisco il Terrasa Cafè & Resturant, dove assaggiare gli Shivit Oshi, pasta verde fatta in casa e servita con una piccola dimostrazione direttamente al tavolo!
In serata un driver chiamato dal nostro hotel ci porta al minuscolo aeroporto di Urgench, dove attendiamo di imbarcarci su un aereo della Uzbekistan Airways per tornare a Tashkent, purtroppo con 4 ore di ritardo, in cui conosciamo due coppie di italiani con cui ripercorriamo tutte le esperienze, belle e brutte!
Nella capitale ci aspetta di nuovo l’Elite Hotel, come il primo giorno, sempre disponibile ad accoglierci ad orari improbabili (questa volta alle 2 di notte!).
Day 11: TASHKENT E RIENTRO A MALPENSA
Trascorriamo l’ultimo giorno alla scoperta della zona moderna della capitale: la città a mio avviso è incredibilmente sottovalutata, sono presenti parchi e monumenti meravigliosi, sempre curati con precisione maniacale. Nelle aree verdi gli irrigatori non smettono mai di annaffiare i prati!
Suggerisco in particolare l’area monumentale della Torre della Televisione e del Museo delle Vittime delle Repressioni Politiche, che potete vedere nelle prossime foto.
Uno Yandex ci porta, infine, in aeroporto, dove un volo con scalo di 3 ore a Istanbul della solita precisissima Turkish, ci riporta con cura e un sacco di pasti (anche due per volo) a Malpensa!
Wrap up e Tops&Flops:
Uzbekistan, terra di deserto e di città magiche, avvolte dalla nebbia del tempo, terra delle “Mille e una Notte” e dell’ex Unione Sovietica, terra di Pepsi e Coca Cola ovunque, terra di Chevrolet bianche e di furgoncini Damas!
Una nazione in rapidissimo mutamento, ricca di fascino ma anche di contraddizioni, facile da esplorare, incredibilmente sicura (anche per una comitiva tutta al femminile) e al contempo difficile a causa della barriera linguistica a volte insormontabile.
Partivo con aspettative grandi come mai per nessun altro viaggio: in parte sono state soddisfatte, in parte no, sicuramente merita un viaggio, ma non tutto ciò che abbiamo fatto merita di essere suggerito. Seguite i consigli di Liquirizia e vedrete che il vostro viaggio in Uzbekistan sarà meraviglioso!
Top 5:
- Khiva, gioiello dell’Uzbekistan, perfetta praticamente in tutto, ogni angolo meriterebbe una foto;
- Mausoleo di Ismail Samani a Bukhara, lo metto da solo al di sopra della città in cui è situato perché è davvero unico e perfetto;
- Bukhara, nell’insieme una bella città, piena di piccoli e grandi tesori, raccolti in un centro storico ben conservato;
- Registan e Shah-i-Zinda a Samarcanda, capolavori architettonici unici, in una città troppo dispersiva;
- Tashkent, la sottovalutata capitale, modernissima, con i suoi lussureggianti parchi, le mille fontane, i palazzi grandiosi e le coloratissime luci che la illuminano di sera come un enorme Luna Park.
Flop 4:
- Gita a Moynaq per il Lago di Aral, troppo lunga, quasi infinita, tappe intermedie brevi e non particolarmente significative, tappa finale abbastanza inutile;
- Shahrisabz, sarà stato il caldo, sarà stato il panico da “non sappiamo come tornare a Samarcanda perché non funziona Yandex”, ma quasi 40€ per 4 ore di macchina, nausea e rischio di morte dietro a ogni curva, proprio non li vale;
- La guida degli Uzbeki, clacson, velocità, sorpassi azzardati: bocciati come guidatori;
- Area religiosa di Tashkent, attualmente è un cantiere, niente da vedere, impossibile anche solo avvicinarsi;





































































































































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