In uno dei mesi più caldi che la mia memoria riesce a ricordare, fuga verso un po’ di fresco in Valstrona, con obiettivo principale la passerella aerea sull’Orrido dello Strona.
La nostra gita inizia un po’ più in basso, fuori dalla valle, in particolare nel borgo di Montorfano, frazione di Mergozzo, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, raggiungibile in macchina e provvisto di comodo parcheggio, il paesino, sorto in un’area dove sono presenti numerose cave di granito, è un piccolo gioiello costituito da sentierini, giardini rigogliosi e abitazioni antiche. Il monumento principale è la Chiesa di San Giovanni Battista risalente al XII secolo ma costruita nel luogo dove sorgeva una chiesa più antica. Dopo una breve passeggiata, si raggiungono le fondamenta dell’antico castello, da cui è possibile godere di una bella vista panoramica sulle colline e sui laghi circostanti.
Proseguiamo verso la Valstrona, con le stradine che diventano sempre più strette e tortuose, ideali per una gita in moto!

Liquirizia consiglia: “Per raggiungere la passerella aerea sull’Orrido dello Strona vi suggerisco di superare il ristorante Rododendro e parcheggiare appena dopo la Cappella di Santa Lucia, da cui parte una strada pedonale in discesa che porta al fiume!”.
Si percorre la zona boschiva sulla sponda nord dello Strona, fino a giungere, dopo non più di 15 minuti di cammino, all’imboccatura della passerella: solida e sicura, è una esperienza davvero per tutte le età, a picco sull’orrido (non troppo spaventoso) del torrente. Il percorso è breve, ma molto carino e rilassante.
Lungo la via si incrociano alcuni tavoli da pic-nic, di cui approfittiamo sulla via del ritorno per mangiare il nostro pranzo al sacco. Nell’area è presente anche un bagno a disposizione degli escursionisti.
Ripercorrendo a ritroso la sponda nord e andando oltre al punto di partenza, si trova un guado dello Strona, dove ci siamo fermati per una obbligatoria “pucciata di piedi” nelle acque gelide, quindi, poco oltre, un ponte porta alla sponda sud, da cui si dipanano graziosi sentieri boschivi sia verso est che verso ovest. Decidiamo di imboccare la via verso est e incontriamo un enorme gregge di capre: il pastore scambia due chiacchiere con noi, quindi ci offre in dono due caprette di circa un mese, Elisa vorrebbe cedere, ma purtroppo non avremmo davvero dove metterle!
Dopo un’ora di cammino su sentieri meravigliosamente silenziosi e ombreggiati, decidiamo di tornare alla macchina per arrivare all’ultimo centro abitato della valle, il borgo walser di Campello Monti, circondato da una lussureggiante vegetazione che ricorda a suo modo una nostrana foresta pluviale. E infatti… piove! Fine della gita, ma anche le nuvole, grigie e cariche di pioggia, contribuiscono alla drammaticità delle montagne ricoperte dall’infinita distesa di alberi.













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