BARBAGIA E DINTORNI – SARDEGNA – AGOSTO 2025 – 7 GIORNI DI ESPLORAZIONE

Le vicissitudini della vita ci hanno portati a ideare e prenotare questo viaggio con un anticipo di… due giorni! Dopo aver vagliato destinazioni esotiche e lontane, siamo approdati (nel vero senso della parola) nella Barbagia sarda e ci siamo trovati immersi in una natura incredibilmente selvaggia e in un terra ricca di storia e folklore che ci ha stupiti sotto tanti punti di vista. Abbiamo deciso di dedicare alcuni giorni anche al famoso mare cristallino dell’isola, ma non è stato certamente il cuore del viaggio, che si è invece articolato nell’esplorazione dell’entroterra, dei suoi colori, profumi e sapori!

La scelta dell’area da esplorare, lo ammetto, è stata pressochè casuale e dettata dalle disponibilità dell’ultimo secondo e dai prezzi, tuttavia soggiornando a Bitti ci siamo ritrovati in quello che abbiamo scoperto essere il cuore più autentico della Sardegna, ovvero la Barbagia, dove si concentrano la maggior parte delle tradizioni millenarie, del folklore e dei siti archeologici più antichi dell’isola.

Il viaggio in pillole:

  • Luogo: Sardegna nordorientale
  • Durata: 7 giorni (di cui 2 di viaggio)
  • Periodo: agosto 2025
  • Traghetti: Genova – Porto Torres (Tirrenia) e Olbia – Livorno (Moby)
  • Tipologia di viaggio: esplorazione con alloggio fisso
  • Mezzo di trasporto: automobile di Elisa (Kia Picanto)
  • Distanza percorsa: circa 1.500 km
  • Equipaggio: 2 persone (io ed Elisa)
  • Costo: circa 900 € a testa (tutto incluso)

Day 1: traghetto Genova – Porto Torres – 150 km

Partiamo da Novara alle 18:00 con largo anticipo rispetto alla partenza del traghetto, solo per ricordarci, appena saliti sulla macchina di Elisa, che da alcuni giorni si era accesa la spia della pressione delle gomme: ce ne eravamo completamente dimenticati! Ovviamente essendo domenica è tutto chiuso e i benzinai hanno staccato i tubi dei compressori, quindi al terzo tentativo, appena prima del passo del Turchino, riesco a gonfiarle, così da partire serenamente.

Liquirizia consiglia: “Alberto ha prenotato i traghetti tramite il sito Ferryhopper, molto facile e da usare. Rende immediato il confronto di tariffe su tratte diverse e fornisce in una unica app tutte le carte di imbarco. Affidabilissimo!”.

Per l’andata viaggiamo di notte e abbiamo acquistato il posto in cabina (ci sentiamo troppo vecchi per dormire su un divanetto o su una poltrona). La nave ha l’aria condizionata fortissima, quindi portatevi una felpa o un maglioncino anche d’estate, nonostante fuori ci siano 36°C.

Liquirizia, per la prima volta fisicamente in viaggio con noi, saluta la nave gemella Moby Ike dalla poppa della nostra Moby Terry, poi, dopo uno Spritz, andiamo a dormire felici di iniziare una nuova avventura!

Day 2: Domus de Janas Mesu ‘e Montes, basilica della Trinità di Saccargia, Santu Antine, Tomba dei Giganti di S’ Ena e Thomes, sorgente di Su Gologone e Orgosolo– 300 km

Ci svegliamo presto per essere tra i primi ad arrivare a uno dei bar della nave e a gustare cappuccino e brioche calde, poi d’improvviso l’avviso di liberare le cabine e di raggiungere i garage coglie tutti impreparati e inizia la “transumanza”.

Disimbarcati a Porto Torres, ci dirigiamo subito alla prima tappa, il Santuario prenuragico Monte d’Accoddi, che ricorda vagamente una ziggurat centroamericana, ma purtroppo è chiuso di lunedì.

Passiamo alla meta successiva, le Domus de Janas Mesu ‘e Montes, tombe scavate nella roccia in epoca neolitica: il parcheggio del sito è raggiungibile in macchina dopo un breve tratto sterrato ed è indicato da un bellissimo e gigantesco leccio, poi c’è da percorrere un tratto in salita fino a raggiungere la cresca che presenta 16 luoghi di sepoltura, molti dei quali composti da più camere. Gli ingressi sono stretti e pieni di ragnatele, non riamo riusciti ad entrare. La Sardegna è costellata di Domus de Janas, quindi mi sento di consigliarvi altri siti, sebbene non li abbia visitati, prima tra tutti la Necropoli Sant’Andrea Priu, facilmente accessibile e dagli interni decorati! Rimando al sito Donna Nuragica per ulteriori informazioni su altre Domus de Janas.

Liquirizia consiglia: “I siti archeologici in Sardegna hanno nomi particolari, provo ad aiutarvi un po’:
– Nuraghe: epoca nuragica, torre;
– Complesso nuragico: epoca nuragica, villaggio/santuario;
– Fonte sacra: epoca nuragica, luogo di culto dell’acqua;
– Tomba dei Giganti: neolitico, luogo di sepoltura megalitico;
– Domus de Janas (letteralmente “Casa delle Fate”): neolitico, necropoli o luoghi di sepoltura scavati nella roccia;
– Dolmen/Menhir, neolitico, luoghi sacri/di sepoltura megalitici”.

Proseguiamo verso uno dei più importanti esempi di romanico medioevale dell’isola: la basilica della Trinità di Saccargia, perfettamente conservata, sia internamente che esteriormente. Mi sento di suggerirne fortemente la visita perché non sono molti gli esempi di architettura religiosa così ben conservati nella regione.

Tutti conosciamo Su Nuraxi a Barumini, il sito UNESCO che ha reso celebri i Nuraghi sardi. Ma se andrete a chiedere ad un appassionato di storia isolano quale sia il nuraghe più bello, interessante e meglio conservato, quasi tutti risponderanno Santu Antine! Si tratta di un Nuraghe trilobato che conserva ancora 17 metri di torre centrale e quasi tutti i corridoi e le cupole a tholos ancora integri! L’audioguida gratuita tramite app ci ha guidati alla scoperta non solo del sito ma anche della civiltà e della cultura nuragica, quindi non solo consigliatissimo, ma può essere anche utile come prima tappa per iniziare a masticare la terminologia tipica.

E’ finalmente l’ora di andare verso il nostro B&B di Bitti, ma non prima di aver incrociato un violentissimo temporale che in due minuti ha portato la temperatura da 36 e 21 e di nuovo a 33°C, con un incremento sostanziale di umidità!

Per tutte e cinque le notti abbiamo alloggiato alla Oasi Tepilora, il B&B di Giuseppina che da sola vale un viaggio in Sardegna: come una amica di sempre o, a volte, come una madre premurosa, ci ha coccolati e fornito suggerimenti di ogni genere, dalle visite archeologiche alle spiagge, dai musei ai ristoranti. La stanza era ampia e pulita, la colazione conviviale al tavolo con gli altri ospiti!

Il tempo è ancora incerto ma ripartiamo dopo una doccia alla volta della Tomba dei Giganti di S’ Ena e Thomes, tra le più note e spettacolari, con la sua esedra ovoidale intagliata che comunica un senso di magia! A bordo strada c’è un parcheggio e un cancello sempre aperto, da cui si percorre una breve passeggiata (10 minuti) immersi nel tipico paesaggio della barbagia, dominato dai colori giallo, marrone e verde, che mi ha letteralmente stregato! Trovare la tomba è facile grazie anche alle frecce costruite per terra da rocce basaltiche lungo tutto il sentiero!

Ci spostiamo ancora, questa volta verso il territorio di Oliena, precisamente alla sorgente di Su Gologone, una sorgente naturale che regala scorci con colori incredibilmente azzurri e dove è possibile affittare un kayak per percorrere il placido fiume. E’ presenta anche una chiesetta dedicata a Nostra Signora della Pietà, molto scenografica appena al di sopra della fonte.

Infine, ci rechiamo a Orgosolo, il paese famoso per i murales a stampo politico/sociale, nati negli anni ’70 e che tutt’oggi continuano ad essere dipinti su tantissimi dei muri del centro storico dell’abitato. Perdetevi nei vicoli e lasciatevi incantare dai colori, dalle forme e ispirare dal significato, a volte molto profondo e importante, di queste opere d’arte!

Dopo aver cenato nella Trattoria Su Guruttu con un tagliere di formaggi pecorini, un raviolone fritto e un piatto di maharrones, torniamo a Bitti lungo quella che scopriamo solo la mattina dopo da Giuseppina, essere la “strada vecchia” buia e piena di curve! Incontri notturni: tre cinghiali, due cani randagi e un riccio… Guidate piano di notte in barbagia!

Day 3: spiagge di Capriccioli e La Cinta a San teodoro – 250 km

In una settimana di Maestrale, la giornata di oggi, secondo le previsioni del tempo, avrebbe dovuto essere quella con vento meno forte… avrebbe dovuto…

partiamo presto in direzione Costa Smeralda con l’idea di visitare due o tre spiagge la mattina e due o tre il pomeriggio per ammirare le acque azzurre e cristalline della Gallura. Da subito, appena arrivati in zona Capriccioli, capiamo che il progetto è troppo ambizioso, la quantità di gente è troppa, i parcheggi pochi e il vento troppo forte.

Troviamo un posticino a 500 metri dalla spiaggia e ci installiamo nella spiaggetta di Capriccioli Nord, che si raggiunge facilmente passando a sinistra dell’ingresso del Vesper Beach Club (di cui è possibile utilizzare i bagni al costo di 1 €). Il mare purtroppo è molto mosso e le leggendarie acque limpide sarde sono… completamente opache a causa del fondale sabbioso alzato dalle onde.

In un momento di pausa delle raffiche riesco a scattare una foto dove effettivamente sembra di essere in certe spiagge famose dei Caraibi o della Thailandia, poi tutto torna come prima e per pranzo decidiamo di provare una spiaggia che su internet viene definita più riparata.

Tornando verso sud, dopo un veloce pranzo, ci dirigiamo verso Cala Brandichini, considerata tra le più belle del Mediterraneo e tra le più adatte in caso di vento: purtroppo siamo un po’ impreparati e scopriamo solo arrivando lì che la spiaggia andava prenotata con 48 ore di anticipo!

Liquirizia consiglia: “Se volete prenotare Cala Brandichini o Lu Impostu, le due più ambite spiagge di San Teodoro, potete farlo su questo sito, con massimo 48 ore di anticipo a partire dalle 18:00”.

Ci spostiamo leggermente più a sud a La Cinta, lunga spiaggia sabbiosa anch’essa consigliata in caso di vento, caratterizzata da uno stagno appena alle sue spalle. Purtroppo non siamo fortunati e, appena parcheggiamo, inizia a tuonare! Coraggiosi non demordiamo e camminiamo “in direzione ostinata e contraria” (cit.) rispetto al resto dei bagnanti, verso le bandiere rosse che ormai sembrano prossime a strapparsi per il troppo vento. Quando inizia a piovere lo fa in orizzontale e capiamo che il tentativo è fallito. Lascio una foto a testimonianza del grigiume del cielo e dei nostri volti tristi.

Sconfitti, torniamo a Bitti e ci consoliamo con una cena al Brew Pub Santu Jorgi, suggerito da Giuseppina: qui conosciamo altri due ospiti del nostro B&B, i neozelandesi Harrison e Christine, con cui chiacchieriamo tutta la sera e decidiamo che ci sarebbe rivisti due giorni dopo a Cala Luna.

Ma domani si torna nell’entroterra, sperando che la pioggia ci risparmi!

Day 4: città santuario di Romanzesu, fonte sacra di Su Tempiesu e Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada – 150 km

Prima tappa della giornata è la città santuario nuragica di Romazesu, a pochi km da Bitti, dove veniamo accolti dal presidente della associazione che da anni si occupa del sito e che con grandissima passione ci fa immergere in tempi antichi facendoci sedere sugli stessi spalti che circa 3500 anni fa raccoglievano le genti provenienti da diverse tribù che si recavano alla fonte sacra di Romanzesu per condividere il culto dell’acqua.

Il sito è affascinante per tanti motivi: da un lato, quello archeologico perché racchiude in se una serie di unicum sul suolo sardo, come la vasca gradonata per il culto dell’acqua, o il “labirinto” ancora tutto da investigare; dall’altro lato, quello naturalistico perché il sito è incastonato in una meravigliosa foresta di querce da sughero i cui rami intricati e le radici ricoperte di muschio regalano un paesaggio carico di magia!

Terminata la visita ci dirigiamo a Su Tempiesu, nel territorio comunale di Orune, la più nota fonte sacra della zona, scoperta negli anni ’50 da due contadini che stavano terrazzando una collina.

Per raggiungere il sito è necessario percorrere un sentiero da 15 minuti in discesa chiamato “botanico”, ricco di cartelli che indicano le diverse piante presenti nella macchia mediterranea tipica dell’isola, mentre per risalire il percorso è da 25 minuti e si chiama “faunistico” poiché presenta dei cartelli che mostrano la fauna avvistabile in zona.

Liquirizia consiglia: “Come consiglia un cartello all’ingrasso del sito, evitate di visitare Su Tempiesu nelle ore più calde (come invece hanno fatto Alberto ed Elisa), perché nonostante i sentieri siano perlopiù all’ombra degli alberi, l’umidità e il caldo possono essere opprimenti e il dislivello è di circa 180 m.”.

Dopo un rapido pranzo, ci dirigiamo al Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada, la città dei Mammuthones, personaggi legati ad un antichissimo folklore isolano, oggi integrati nel carnevale e nella celebrazione di Sant’Antonio Abate.

Il museo è IMPERDIBILE! La visita guidata aiuta a immergersi nelle storie della tradizione sarda e a comprenderne le origini e l’evoluzione fino ad oggi. Oltre a Mammuthones scoprirete gli Issohadores di Mamoiada, i Boes e i Merdules di Ottona, e i Thurpos di Orotelli, oltre a maschere provenienti dal resto di Italia e dell’area mediterranea.

Torniamo a Bitti e ci dirigiamo a cena all’Agriturismo Calavrina, dove rinunciamo a un paio di portate ma usciamo comunque pieni come otri! Sulla strada del ritorno, sterrata, buia e silenziosa, ci accompagna per un tratto un altro cinghiale!

Day 5: Grotta del Bue Marino e Cala Luna – 90 km

Per la giornata odierna abbiamo prenotato QUI la gita in giornata per Cala Luna partendo da Cala Gonone, con passaggio dalla Grotta del Bue Marino. Al porto ci sono molte offerte di gite in barca quindi non preoccupatevi se non avete prenotato, qualcuno che vi traghetti dove vorrete lo potrete comunque trovare anche all’ultimo!

Liquirizia consiglia: “La gita prenotata da Alberto è particolarmente adatta a chi soffre di mal di mare perché è gestita dal Nuovo Consorzio Trasporti Marittimi, che utilizza solo imbarcazioni di grandi dimensioni e quindi più stabili”.

Inutile dire che soffia il Maestrale e che quindi il mare cristallino è nuovamente opaco e torbido. Arriviamo in 20 minuti alla grotta a cui si accede direttamente tramite un pontile dal mare. La visita dura circa un’ora ed è possibile affrontarla anche in infradito senza alcuna difficoltà.

Non posso dire che sia imperdibile, ma è sicuramente particolare per conformazione e grazie alla confluenza tra mare e fiume che si incontra verso la fine del percorso. Portatevi un maglioncino che all’interno fa un bel freschetto!

Una volta ripartiti, giungiamo in altri 20 minuti a Cala Luna, una delle più note spiagge sarde, caratterizzata da alcune enormi grotte naturali dove, chi non ama il sole come noi, può ripararsi senza difficoltà e senza bisogno di un ombrellone.

Durante una nuotata tento uno snorkeling con video sottomarino, ma la sabbia sollevata dal fondale rende me e la fotocamera completamente ciechi… Niente, per le acque limpide sarà per un’altra volta!

Dopo pranzo ci raggiungono nelle grotta anche Harrison e Christine che viaggiano con una gita organizzata in gommone: stiamo a Cala Luna ancora per circa un’ora, poi torniamo a Cala Gonone dove tutti insieme ci godiamo prima un gelato e poi un aperitivo, chiacchierando sulle differenza tra le nostre nazioni.

Segnalo un negozietto di souvenir e di artigianato tipico davvero carino, pieno di tante idee regalo molto originali e di ottima qualità: Sardegnantica.

Salutati i nostri amici neozelandesi con la promessa di rivederci in Piemonte o dall’altra parte del mondo, torniamo a Bitti.

Day 6: Musei interattivi della Civiltà Pastorale e Contadina e del Canto a Tenore di Bitti, complesso nuragico di Noddule, degustazione di vini a Oliena spiaggia di Cala Ginepro e Tomba dei Giganti di Su Picate – 150 km

Bitti è la culla di un’altra peculiarità sarda: il Canto a Tenore, un canto a canone eseguito da quattro voci maschili di cui una solista che recita i versi veri e propri e tre di accompagnamento che emettono suoni gutturali più o meno alti a simulare il verso di animali come la vacca e la pecora.

Incluso nel prezzo del sito di Romanzesu vi è la possibilità di visitare i musei interattivi del Canto a Tenore e della Civiltà Pastorale e Contadina, moderni e coinvolgenti, che spiegano le peculiarità della vita sarda più autentica e tradizionale.

S pochi chilometri da Bitti sorge il sito nuragico di Noddule, dove ci dirigiamo mentre la giornata ci regala un clima perfetto per le visite, con 25°C e un venticello fresco: ancora una volta ci troviamo immersi in una foresta di querce da sughero ed esploriamo, grazie alle indicazioni del gentilissimo gestore, un sito molto interessante ma purtroppo ancora poco indagato per mancanza di fondi, ritornello ricorrente in Sardegna quando si parla di archeologia.

Per pranzo accettiamo di buon grado il consiglio ricevuto a Noddule e ci spostiamo a Nuoro alla trattoria Rustico, dove, con meno di 15€ a testa, ci abbuffiamo della migliore pasta della vacanza, con un tris di malloreddus, culurgiones e ravioli ripieni!

Decidiamo che il clima potrebbe essere propizio per darci una ultima possibilità di vedere il mare sardo in tutto il suo splendore, ma sulla strada c’è prima Oliena, nota principalmente per essere la città del Nepente, il vino tanto apprezzato da Gabriele D’Annunzio, forse per la sua elevata gradazione che lo rendeva così “virile ed estremo”.

La Cantine sociale di Oliena ci ha così regalato l’esperienza (gratuita, ma abbiamo poi portato a casa tre bottiglie) di degustare ben 7 tipologie di vino, tutte provenienti dal vitigno tipico della zona, il Cannonau, vinificato bianco, rosé, spumante e, ovviamente, rosso!

Su suggerimento di Giuseppina, il nostro ultimo mare viene decretato che sarebbe stato a Cala Ginepro: finalmente il vento si calma e possiamo vedere i nostri piedi sul fondale marino e osservare le mitiche acque cristalline sarde!

Dopo una bella nuotata e alcuni scambi con i racchettoni, Elisa mi concede gli ultimi resti megalitici della vacanza alla Tomba dei Giganti di Su Picate, al tramonto, immersa nella vegetazione della Barbagia, un giusto modo per salutare un territorio così legato all’antichità e alla natura!

Day 7: traghetto Olbia – Livorno e rientro a casa – 430 km

Per il ritorno abbiamo scelto di viaggiare di giorno prenotando il posto poltrona sulla nave Moby Fantasy in partenza alle 10:45 da Olbia.

Liquirizia consiglia: “L’aria condizionata nei traghetti è spetto tenuta davvero altissima, quindi portatevi qualcosa per coprirvi. Inoltre, vi suggerisco di non preoccuparvi di avere un posto poltrona per viaggiare in diurna, i posto ai bar e nelle aree pubbliche sono tanti e confortevoli”.

Tutto fila liscio e per le 18:30 arriviamo a Livorno. Anche il traffico ligure ci risparmia completamente, arrivando alle 23:00 a casa a Novara!

Wrap up e Tops&Flops:

Dopo più di 1500 km percorsi con la Picanto di Elisa, si conclude così una vacanza che per essere stata decisa e prenotata due giorni prima della partenza, è andata decisamente bene, oltre le mie aspettative per una regione che proprio non conoscevo e di cui ora mi sento un po’ innamorato.

La Barbagia Sarda è una terra di lucertole e cinghiali, di fichi d’india e di querceti a sughero, di folklore e tradizione radicati in millenni di storia!

Forse qualcuno storcerà il naso, ma ho trovato che ci siano dei parallelismi incredibili con l’Irlanda e quindi voglio condividerli con voi:

  • Sono entrambe isole perlopiù ancora oggi dominate dalla natura;
  • Hanno una lingua propria che gli abitanti difendono con grande orgoglio;
  • Sono state abitate da popolazioni antichissime che hanno lasciato nel neolitico e in epoche successive testimonianze incredibilmente simili (siti megalitici e nuraghe/beehive) e che non sono mai riuscite a formare una nazione unita, lottando tra tribù e clan;
  • Entrambe sono abitate da più pecore e mucche che da essere umani;
  • Sono abitate da popolazioni orgogliose, ricche di folklore e tradizioni, accomunate da musica tipica e accoglienza incredibile!

And now… Top 5:

  1. i Sardi, popolo INCREDIBILE, al primo posto della mia personalissima scala della ospitalità e accoglienza, mi hanno lasciato a bocca aperta. Far chiacchierare Elisa è difficile, ma loro ci sono riusciti tante volte. Come ha detto uno dei mascherai di Mamoiada “noi Sardi non siamo avidi di parole, non costano nulla”;
  2. il Nuraghe di Santu Antine, un esempio grandioso di architettura nuragica risalente a più di 3000 anni fa;
  3. il Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada (e in generale il folklore sardo), che aiuta ad addentrarsi nelle tradizioni e nella cultura isolane;
  4. il villaggio santuario nuragico di Romanzesu, una perla archeologica immersa in una foresta di sughero che trasmette magia ad ogni passo;
  5. la Tomba dei Giganti di S’Ena e Thomes, imponente e ben conservata, ma rappresentante di un territorio ricco di siti tutti da esplorare, incastonati in un paesaggio meraviglioso.

Ho pensato a lungo alla classifica dei Flops, ho fatto molta fatica perché ciò che non ha funzionato è stato principalmente a causa del clima, quindi sarà una breve… Flop 2:

  1. Il vento, ha soffiato quasi incessantemente rendendo le leggendarie acque delle spiagge sarde torbide, per il fondale sabbioso che si alzava per il mare mosso;
  2. Le spiagge più turistiche, piene, costose e, a volte, da prenotare, a differenza di altre, forse altrettanto belle ma meno conosciute.

E quindi… Eja! Tornerò sicuramente in Sardegna a fare il “turista diverso” che esplora l’entroterra dando al mare una importanza subordinata alle meraviglie circostanti.

Grazie Barbagia, grazie Sardegna, ma soprattutto grazie ai Sardi!

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